Quando la scienza rompe il ghiaccio

Analisi comparata dello sbrinaggio freezer

Allo scoccare della mezzanotte di un anonimo e torrido mercoledì, Molesto, in uno dei suoi momenti malinconici rapidi quanto intensi, si fa strada verso il ripostiglio, apre pigramente il freezer, tira fuori una vaschetta di gelato al caramello salato e inizia a spiluccare in piedi, con indice e medio destri a mo’ di cucchiaio.

Lascia l’anta del freezer socchiusa: difatti l’intento è di mandar giù due ditate, massimo tre, rimettere il gelato a posto e tornare sui suoi libri. A mezzanotte e dieci, la vaschetta è vuota. Molesto russa felice sul divano e l’anta del freezer è ancora socchiusa.


Il venerdì seguente, a pranzo, Ernesta, in uno dei suoi momenti salutisti, si decide a scongelare quelle cime di rapa avvizzite che gravano sul ripiano più alto e sulla sua serenità da oltre due mesi.

Avventuratasi nel ripostiglio, trova una cortina di brina, creatasi per l’umidità, lungo tutte le pareti del freezer, rimasto semiaperto per trentasei ore. Intuisce che c’è lo zampino di un coinquilino disattento. Subito i suoi sospetti si concentrano su Molesto. Irrompe in sala da pranzo e, scocciata e assertiva, striglia Molesto, che balbetta una risposta incomprensibile, provando la propria colpevolezza.

Modesto, il terzo e ultimo coinquilino, assiste imparziale. Le cime di rapa sono ancora mangiabili, anzi buone, ma Ernesta non ci fa caso e le butta giù di fretta, condite unicamente col suo rancore per Molesto.


Passa un mese, l’estate volge al termine e la cortina bianca sulle pareti del freezer è ancora lì: Molesto ha continuato a rimandare il momento in cui sgelarlo. Ne è consapevole e ha una gran coda di paglia. Alle tre del mattino di un altro mercoledì, quando Modesto fa per andare a prendersi un cornetto all’amarena, Molesto si alza di scatto e dice che va lui al freezer a prenderne due.

Ernesta capisce la ragione della mossa innaturale di Molesto, perde le staffe e, mal dissimulando la propria stanca ira, interviene: “Se il freezer è ancora ghiacciato, questo mese l’elettricità la paghi tu”. Non appena Molesto tartaglia un tentativo di risposta, Ernesta sbotta e domina il coinquilino con un’invettiva di due minuti sulle conseguenze monetarie, energetiche e climatiche della negligenza di Molesto.

Modesto, impietosito dal farfugliare sommesso di Molesto e infastidito dal pretestuoso ambientalismo di Ernesta, sfida quest’ultima: “Sei sicura che un freezer brinato consumi più del normale?”.
“Certo, se c’è più roba il motore deve succhiare più calore per tener bassa la temperatura, sia che ci metta dentro gelato, spinaci e spinacine, sia che sia pieno di brina.”


Molesto intravvede uno spiraglio di speranza. Evitando di fissare gli occhi infuocati di Ernesta, azzarda: “Be’, la temperatura è quella che imposti tu: una volta che è stata raggiunta, non c’entra niente quel che c’è dentro per mantenerla”. Ernesta è rossa in volto, e prima che possa scatenare la sua furia Modesto brandisce lo smartphone: “Freezer… pieno… consumo… elettricità. Cerca”.

Sia Ernesta sia Molesto depongono le armi, sperando ardentemente che l’arma più forte, la scienza, dirima la controversia in proprio favore. A una prima occhiata sembra che un freezer pieno sia più efficiente. Molesto trionfa. Ernesta aggrotta le sopracciglia con un tremito quasi impercettibile, tradendo di aver accusato il colpo. Apre la bocca e subito la richiude.

Modesto continua a smanettare su Google, non ancora convinto, e fa: “Secondo alcuni guru del web – e ovviamente c’è chi afferma l’opposto – il fattore più rilevante per determinare la dispersione energetica sembrerebbe il ricambio d’aria di quando si apre l’anta del frigorifero. Ogni volta che apri, entra nel frigo aria calda ed esce aria fredda. Dunque il punto sarebbe che in un frigo pieno c’è meno aria, e dunque questo meccanismo di ricambio dell’aria è meno rilevante”.


Mentre Molesto non trattiene il sorrisone di una vittoria insperata, Modesto prosegue, inarrestabile: “Ma anche ammesso che la storia stia in piedi, qui parlano di frigoriferi, non di freezer. E la porta del freezer si apre più di rado. Col freezer altri effetti potrebbero esser più rilevanti di quello dell’apertura della porta. Per esempio, c’è una dispersione costante di calore attraverso le pareti del frigo, per quanto isolanti siano i materiali. Dunque…”.


Ernesta lo interrompe: “Allora ho ragione io, se c’è più roba ci va più elettricità, non si scampa. Niente è gratis!”


Nel frattempo, il sorriso sul volto di Molesto si sta allentando. Modesto però sta seguendo il suo filo di pensieri, e riprende: “Dunque, facciamo finta che il freezer resti sempre chiuso, e che sia tutto riempito di un buon isolante, tipo polistirolo…”
“Mangiatelo tu, il polistirolo!” fa Ernesta.
“Facciamo che sia pieno del suo tofu”, propone Molesto, senza il coraggio di rivolgersi direttamente a Ernesta, che avvampa ma per una seconda volta non trova la risposta in tempo utile.

Modesto si spazientisce ma li ignora: “Un freezer, direi, consuma meno se è riempito con un isolante perfetto rispetto a quando è pieno d’aria, anche supponendo che non venga mai aperto. Estendendo questo ragionamento al nostro caso, la cosa da capire è se l’aria conduce meglio o peggio della brina.

Stando a Wikipedia…”, prosegue, pigiando sul cellulare in fretta e furia per evitare di essere nuovamente interrotto, “le conducibilità termiche di ghiaccio, neve e acqua sono maggiori di quella dell’aria. Insomma, l’aria conduce il calore peggio della brina, cioè, è un miglior isolante. Se consideriamo solo questo effetto, un freezer pieno d’aria, chiuso, dovrebbe disperdere meno di un freezer brinato.”


Sembra essersi ribaltata la frittata. Ernesta esulta, sicura di aver la vittoria in tasca, e Molesto si avvia mestamente al freezer, per sgelarlo e soprattutto per ingollare il suo cornetto all’amarena, quanto mai necessario.

Ma ecco che la modestia di Modesto lascia spazio alla sua altezzosa stizza: “Siete come i piccioni che vedono una briciola e si dimenticano della pagnotta! L’effetto dell’apertura della porta lascia pensare che un freezer pieno consumi meno di uno vuoto; l’effetto della diversa conducibilità termica di aria e brina suggerisce il contrario. Ma ora dobbiamo considerare i due effetti insieme.”


“Ah! Allora si controbilanciano e nessuno dei due ha ragione”, fa Molesto, speranzoso e accomodante. Ernesta, pur esasperata dalla situazione e fiaccata dalla logorrea di Modesto, racimola le ultime energie per silurare Molesto con un’occhiata di ghiaccio.


Modesto riprende la parola, ormai in estasi e con gli occhi mezzi spiritati: “Nossignore! Più probabile che i due effetti abbiano un peso diverso, cioè che uno dei due sia trascurabile e l’altro preponderante. E poi ci sono altri effetti da considerare. Su qualche blog si parlava di cicli di accensione più o meno rapidi. Ma a parole non arriviamo da nessuna parte: si rende necessario un esperimento col nostro specifico apparecchio.”


“Ma tu vivi così?”, gli fa Ernesta, senza nascondere la delusione provocata dalla scoperta di vivere con quello che al momento le sembra uno squilibrato.


Ma ecco che, deus ex machina, qualcosa distrae i tre nuovi coinquilini, getta nell’oblio la tenzone, fa loro alzar bandiera bianca e li unisce contro una minaccia comune: salta la luce. Nessuno sa dov’è il quadro elettrico e cominciano le ricerche.

Oltre due ore dopo, Ernesta lo trova nel ripostiglio, proprio dietro al freezer. Dopo aver alzato l’interruttore, mentre i loro occhi si riabituano alla luce, i tre si accorgono del “pic pic” delle goccioline di brina sciolta che cadono dalla parete superiore del freezer.

Divorato l’intero pacco di cornetti all’amarena mezzi sciolti, senza la forza di proferir verbo, esausti, si fanno un cenno di buonanotte, i primi raggi di sole che filtrano dalle persiane.

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