Romanzo senza umani presenta l’arbitrarietà della memoria

«La pretesa di sindacare congruenza e oggettività della memoria altrui è di sicuro fastidiosa, se non ridicola. Altrettanto fastidiosa è però la sensazione che gli atri non si limitino a fraintenderci: ci ricordano male. Trattengono dettagli del nostro rapporto con loro che non possiamo controllare, si portano appresso – nel mondo – un’immagine imprecisa, parziale e tendenziosa di noi. Potevamo fare di meglio? Lasciare un’impressione diversa, migliore? Può darsi.»

Che cosa ricordano gli altri di noi? È la grande domanda che aleggia pesante per le pagine di Romanzo senza umani di Paolo Di Paolo, candidato al Premio Strega 2024, e spinge il lettore, più volte, ripetutamente, instancabilmente, a domandarsi cosa ricordano di noi le persone del nostro passato e del nostro presente. Quale fetta di realtà viene ricordata? E soprattutto, quanto sono lontani i diversi punti di vista sullo stesso evento? Quante persone hanno partecipato allo stesso istante di mondo e quante ne ricordano cose differenti? «E tuttavia, il punto, in molti casi, è sapere quale abbiamo lasciato: essere al corrente della versione dei fatti nostri che viene custodita, propagata, contrabbandata da terzi; e metterci nella condizione di emendarla, di correggerla.»

Queste e molte altre sono le domande che il protagonista, Mauro Barbi, si pone durante l’intera narrazione. Come studioso e professore di storia, ha a che fare quotidianamente con la memoria e la domanda esistenziale arriva spontanea: «Cosa si ricordano di me?». La smania della memoria è così pressante che il protagonista irrompe nella vita di decine di persone che non rivedeva da anni, risponde a una mail o un messaggio ricevuto in un passato quasi dimenticato e pretende di avere una versione dei ricordi condivisi che si sovrapponga alla sua. Impone la propria versione dei fatti, vuole modificare la loro memoria. Ed è scioccante, per lui e anche per il lettore, realizzare e cogliere la totale arbitrarietà dei punti di vista, la frammentazione delle molte realtà esistenti, diverse, complementari, in collisione e parallele allo stesso tempo.



«E invece: ‘Ricordi male!’ ho reagito più volte alle ricostruzioni che i miei interlocutori mi fornivano di esperienze condivise, di un tempo passato insieme. In cosa mi sto trasformando? Una specie di esattore di ricordi? Uno scommettitore paranoico e incattivito che annota su un foglietto i suoi debitori. E integra la lunga lista con nomi di gente da cui pretenderebbe di non essere dimenticato.»

Con lo sfondo del lago di Costanza e un viaggio sui luoghi dell’ultima grande glaciazione nel 1573, Di Paolo in Romanzo senza umani in realtà mette gli umani il più a fuoco possibile. Il lago diventa un cronotopo e un crocevia tra diversi tempi storici. È congelato nella Storia ma, nel presente della vita disastrata e arenata del protagonista, è il posto «dove le parole si disgelano» e danno spazio a dei cambiamenti.

Tutti, come Mauro, abbiamo deluso e siamo rimasti delusi, non siamo stati all’altezza di una relazione o di un’amicizia, siamo stati invidiosi, dispotici o poco riconoscenti con chi non se lo meritava. Tutti, come Mauro, abbiamo dimenticato e siamo anche stati dimenticati. O meglio, siamo stati ricordati nel modo sbagliato, diametralmente opposto alle nostre aspettative o ambizioni.

«Sto parlando della cosiddetta vita privata, di tutto ciò che non diventa Storia, di ciò che ci riguarda riguardando gli altri, non tanti, uno, due, cinque, dieci altri- da cui è impossibile, ancora prima che ingiusto, pretendere che ci vedano come vorremmo essere visti. Che ci ricordino come vorremmo essere ricordati. Ovvero, semplicemente, nel miglior modo possibile.»

La tribuna d’onore riservata agli esseri umani in questo volume è anche l’occasione per riflettere sulle caratteristiche delle relazioni, i rapporti che si creano, si distruggono o, talvolta, semplicemente si dissolvono, svaniscono senza motivo apparente.

«È stato sempre così difficile affidarsi. Ancora più che fidarsi; credere nelle alleanze che maturano senza parentele dirette, nei sodalizi fra estranei che smettono di esserlo per qualche anno, se va bene per decenni. Ma accade che tornino tali: per via di accidenti imprevisti, una cabala altrettanto misteriosa di quella che ci fa incontrare e piacere. Essere per caso i compagni di banco, gli stravolti da un colpo che chiamiamo di fulmine, i colleghi che cominciano a capirsi dopo aver ordinato la stessa insalata, gli aderenti allo stesso culto – un hobby domenicale, lo stadio, una forma di militanza, una perversione, una fede. La birra bevuta insieme sullo stesso precipizio

Il tema del cambiamento climatico, attuale più che mai, è la perfetta metafora. «Le comunità umane come reagiscono allo stress provocato dai cambiamenti climatici? Male. Provano ad adattarsi ma non è detto che sia possibile». E ciò vale anche per i cambiamenti, per i disastri climatici, che accadono anche nelle nostre vite.

«Ogni passaggio smuove l’umore e i pensieri. Così è stato, rifletto, per ogni accadimento, ogni passo, ogni gesto. La vita dell’epidermide e della psiche è segnata dalle temperature. Il fondale degli anni è questo telone azzurro increspato dai venti, incupito dai nembi. Tutto ha avuto un clima, tutto.»

La narrazione di Di Paolo, fluida, ironica, crudele e vera, pone al lettore le stesse domande su cui il protagonista si arrovella. Quanto ricordiamo? Cosa ricordiamo? Perché abbiamo fisso un solo dettaglio e un intero evento è finito nel dimenticatoio? Quante cose non ricordiamo? E gli altri? Cosa ricordano di noi? E i ricordi condivisi? Sono realmente tali o ognuno ha la propria versione dell’esperienza comune?

Il viaggio di Mauro, alla fine, è il carburante che fa ripartire la sua vita. Sia quello pratico, fatto di tappe, hotel, e attrazioni turistiche attorno al lago di Costanza, che quello simbolico, nel suo passato, nelle sue amicizie e relazioni, eventi e ricordi. Questo gli permette anche di rispondere alle sue questioni esistenziali, comprendendo a pieno che «anche volendo, non esiste una macchina del tempo» e che “Esiste il presente. Esiste solo il presente.”

di Giulia Vitali

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